Insegnare il Krav Maga: il modello didattico della KMFI
Il Krav Maga, ovvero “combattimento con contatto”, è un sistema di combattimento e difesa personale che si è sviluppato, per opera di Imi Lichtenfeld, nel neonato Stato di Israele nel 1948. Attualmente il Krav Maga è il sistema di combattimento ufficiale dell’IDF (Israel Defense Force) e di molti corpi di sicurezza e forze speciali internazionali. L’origine militare di questa disciplina ne ha determinato la rapida diffusione ed il successo internazionale, per le sue caratteristiche di estrema efficacia in qualunque condizione, contro qualsiasi tipologia di avversario. Come per tutte le discipline fortemente speculative ed orientate al massimo risultato con il minimo sforzo, anche per il Krav Maga la condizione di apprendimento dell’allievo e l’abilità didattica dell’istruttore sono in grado di “fare la differenza” in termini di risultati concreti. La KMFI addestra i suoi istruttori e maestri all’utilizzo di una modalità di insegnamento fortemente influenzata dai moderni principi della Programmazione Neurolinguistica (PNL), una disciplina nata e sviluppata da un matematico (Richard Bandler) e da un linguista (John Grinder) nella metà degli anni ’70 presso l’Università di Santa Cruz in California. La PNL oggi rappresenta una delle metodologia di sviluppo delle competenze, dell’autoapprendimento, della comunicazione efficace ai singoli ed alle organizzazioni, più utilizzata sia in ambiente didattico che terapeutico, oltre alle sue applicazioni nel mondo del business. In particolare, il contributo che la PNL conferisce all’apprendimento del Krav Maga è quello che possiamo definire “il passaggio tra l’incoscienza inconsapevole all’incoscienza consapevole”. Questo passaggio definisce una sorta di step fondamentali che conducono l’allievo, una volta definito con lo stesso lo “stato ideale di apprendimento” all’utilizzo automatico ed inconsapevole delle proprie abilità, talenti e risorse interne, potenziando le proprie convinzioni positive e ristrutturando le convinzioni limitanti. Questo risultato è possibile solo se la didattica è improntata ad un dialogo diretto con la “mente inconsapevole” dell’allievo, ovvero quella parte di neurologia che permette il governo di tutti i nostri processi di apprendimento, cambiamento, revisione e ristrutturazione dei processi mentali. Facciamo un esempio, tratto dalla vita quotidiana: che cosa è successo la prima volta che abbiamo tentato (con vicino un istruttore patentato) di guidare un’automobile? Per la maggior parte di noi alla settima/nona informazione che ci veniva impartita dal nostro istruttore (freccia-acceleratore-volante-gas-specchio retrovisore-cambio-freno-frizione), il nostro sistema di controllo razionale (o mente consapevole) è andato in crisi, con risultati …… diversi sugli effetti della nostra guida. Alcuni di noi sono usciti da quella esperienza sudati e tremanti e con la convinzione che ….. non ci saremmo mai riusciti. Oggi, a distanza di anni da quel giorno, come guidiamo l’automobile? Con una mano sola, ascoltando la musica, parlando al cellulare, soffermandoci con lo sguardo sulle vetrine dei negozi etc……..al punto che spesso ci capita di arrivare a destinazione e non ricordare il percorso fatto !!! Tutto questo non deve stupirci: siamo solo passati dal sistema di controllo della mente consapevole (capace di elaborare non più di 7/9 pezzi di informazione al secondo) a quello, molto più potente, della mente inconsapevole (ovvero la neurologia profonda, capace di elaborare 2.000.000 di informazioni al secondo, anche quando dormiamo!!) Siamo passati, attraverso la pratica e l’allenamento quotidiano, dalla condizioni di colui che ha “la testa nel copione” a colui che ha “il copione in testa”, ovvero risponde inconsapevolmente agli stimoli nella maniera più corretta ed opportuna. Quali strumenti ci hanno supportato in questo processo?