La legittima difesa

( a cura dell’avv. Cristiancesare Stefanucci )

In un corso sulla difesa personale, non si può prescindere dalla individuazione e definizione di quelli che sono i limiti di un’autodifesa legittima. Lo stato ha indubbiamente aumentato le risorse e le misure messe in campo per la protezione dei cittadini: forze dell’ordine e numeri telefonici dedicati (112, 113) sono volti ad assicurare l’intervento dell’ordinamento a tutela del cittadino teoricamente in ogni stato e luogo. Purtroppo, malgrado gli sforzi tesi ad assicurare al cittadino il preziosissimo e fondamentale diritto alla sicurezza personale, vi sono momenti della vita in cui il cittadino è costretto a difendersi da solo contro chi aggredisce un suo diritto.

legittima difesa è definita come una causa di giustificazione: chi agisce, non agisce contra ius, ma conformemente al diritto, così come il consenso dell’avente diritto, l’adempimento di un dovere, lo stato di necessità, l’uso legittimo delle armi e l’esercizio di un diritto.

Tutte le cause di giustificazione, se presenti, rendono il fatto conforme al diritto. Una particolarità delle cause di giustificazione è che rilevano anche se solo oggettivamente presenti ma non conosciute dal soggetto. Naturalmente lo stato di pericolo percepito dal soggetto si deve basare su dati obiettivi e non meramente soggettivi del soggetto ( stati d’animo).

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Es. Tizio incontra Caio non sapendo che questi ha una pistola giocattolo nascosta nella tasca e stà per sparargli e pur non sapendo spara a Caio. In questo caso è applicabile la scriminante

Tizio incontra Caio e gli punta contro una pistola giocattolo, voleva fare uno scherzo, ma Caio crede che tizio faccia sul serio e quindi gli spara. In questo caso è esclusa la punibilità (scriminante putativa). Tuttavia se l’errore è dovuto a colpa, Caio sarà punibile, ma solo se il reato risulta punibile a titolo di colpa (es. era il periodo di carnevale).

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L’eccesso colposo

Art. 55 Codice Penale: quando si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge, o dall’ordine dell’autorità, o imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti diritti colposi, se il fatto è previsto dalla legge come diritto colposo.

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Es. Tizio viene aggredito da Caio con un bastone e reagisce sparandogli un colpo di pistola. Qui, anche se Caio non avesse, comunque, avuto intenzione di uccidere Tizio, vi è sproporzione fra la difesa e l’offesa ingiusta.

Un altro esempio: Tizio, aggredito da Caio con un frustino, lo scambia per un’arma da taglio e così si difende con un coltello ferendolo.

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Nell’eccesso colposo ricorrono i presupposti di fatto di una causa di giustificazione, ma l’agente, per colpa determinata da imperizia, negligenza o imprudenza, supera i limiti oggettivi.

Negli esempi sopra riportati la reazione spropositata di Caio non è voluta, essa è dovuta a colpa:

- Errore di percezione: Caio ha valutato erroneamente le intenzioni di Tizio;

- Errore nella fase esecutiva: Caio ha errato nell’utilizzo dei mezzi di esecuzione.

 

 

La legittima difesa è disciplinata dall’art. 52 del Codice Penale.

Tale articolo prevede che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.

E’ questa una delle cause di giustificazione più classiche e risalenti, anticamente era indicata con la massima latina vim vi repellere licet (è lecito respingere la forza con la forza).

Il nostro ordinamento tratta con maggior favore l’interesse dell’aggredito rispetto all’interesse dell’aggressore. La ratio della legittima difesa, secondo la dottrina dominante, è nel cosiddetto interesse prevalente.

La legittima difesa ruota su due poli: 1) aggressione ingiusta, o offesa , e 2) reazione legittima, o difesa.

- Offesa. Deve derivare da una condotta umana o comunque riconducibile ad una persona, ad esempio si può reagire in stato di legittima difesa nei confronti di un cane, ma solo se custodito da qualcuno, altrimenti si avrà, se del caso, un’altra causa di giustificazione, lo stato di necessità.

L’offesa deve essere diretta a un diritto proprio o altrui; tuttavia, il pericolo per il diritto deve essere attuale, perché se la legge non richiedesse l’attualità del pericolo, ci si potrebbe anche difendere da aggressori solo futuri o potenziali. Tuttavia, secondo una certa dottrina, in alcuni casi ci si può difendere anche da pericoli futuri, ad esempio, la vittima di uno stupro che, sapendo che verrà uccisa la mattina successiva dal bruto, approfitta dell’ubriacatura del momento per ucciderlo. Diversamente, se i cittadini potessero reagire a danno avvenuto, la loro sarebbe vendetta o ritorsione.

Il soggetto passivo dell’aggressione può essere, oltre al soggetto che si difende, cioè il soggetto attivo della reazione, anche un terzo. La legittima difesa è ammessa anche a tutela di un diritto altrui, si parla in tal caso di un soccorso difensivo.

Naturalmente il soccorso di persone in pericolo è tuttavia facoltativo, in quanto l’aggressione in atto può tradursi in un pericolo anche per il soccorritore.

Il soccorso è invece necessario ai sensi dell’art. 593 del Codice di Procedura Civile (omissione di soccorso) quando il pericolo no esiste più o l’aggressione sia esaurita.

Infine, è inapplicabile la causa di giustificazione in caso di risse, in quanto i corrissanti sono animati dall’intento reciproco di offendersi ed accettano la situazione di pericolo nella quale si sono posti. E’ esclusa anche nel caso dei duelli.

 

- Difesa. La difesa deve essere necessaria per salvare il diritto minacciato.

Il soggetto deve trovarsi nella impossibilità di scegliere tra più condotte alternative.

Chi si difende dovrà usare la reazione meno lesiva per l’aggressore fra quelle idonee a scongiurare il pericolo. La necessità va intesa anche in relazione alle caratteristiche dei due soggetti.

Ad esempio per Tizio campione di boxe non è necessario ricorrere alla pistola per difendersi da Caio aggressore mingherlino.

Una questione dibattuta è la fuga in caso di aggressione. Tradizionalmente si dice che escluderebbe la legittima difesa il cosiddetto commodus discessus, fuga comoda.

Esempio: se Tizio,giovane centometrista, viene aggredito da Caio, ultraottantenne, con un pugnale, non fugge e uccide Caio con una mazza ferrata, la difesa non sarebbe necessaria, perché Tizio poteva fuggire comodamente.

Diversamente sarebbe se Tizio fosse aggredito da Caio con un pugnale in uno spazio limitato, perché un questo caso potrebbe costare la vita anche ad un atleta come Tizio.

Quindi se la fuga non espone l’aggredito a pericoli o difficoltà, egli sarà obbligato a fuggire e non potrà accampare la legittima difesa in caso di reazione.

In passato un criterio in voga era quello legato alla fuga ignominiosa. Se la fuga avesse leso l’onore o la reputazione dell’aggredito, egli avrebbe ben potuto difendersi. Oggi, in un momento di crisi del sentimento dell’onore, tale tesi si esporrebbe a qualche critica.

 

Proporzione tra difesa ed offesa

La giurisprudenza si è affidata per lungo tempo al criterio dei mezzi. Pertanto, più che alla proporzione tra gli interessi in gioco (vita, incolumità, patrimonio), si doveva porre attenzione ai mezzi a disposizione dell’aggredito. Secondo tale giurisprudenza, si ha proporzione qualora l’agente abbia reagito con il solo mezzo che al momento dell’aggressione, aveva a disposizione, indipendentemente dall’entità del danno cagionato all’aggressore e dell’interesse da tutelare.

Secondo una differente tesi si dovrebbe far ricorso ad un criterio di proporzione.

Oggi la giurisprudenza maggioritaria ha stabilito che si debba far ricorso non solo alla comparazione tra i beni giuridici in gioco, ma anche ai mezzi a disposizione.

Quanto alla proporzione fra i beni e i diritti, va valutata tale proporzione con ragionevolezza.

Ad esempio, si pensi a Tizia che sta per essere violentata da Caio, se Tizia uccide Caio non la si può condannare per omicidio sostenendo che non vi è proporzione tra i beni libertà sessuale di Tizia e vita di Caio.

Si deve ritenere che in una situazione di legittima difesa, la vittima è in uno stato di pericolo e non si può richiedere che, in tali frangenti, essa abbia la cosiddetta bilancia in mano (Antolisei).

 

Legittima difesa domiciliare, cosiddetta allargata.

Con la legge del 13 febbraio 2006 n. 59, sono stati aggiunti due commi all’art. 53 del Codice Penale:

nei casi previsti dall’articolo 614 CP 1 e 2 comma (violazione di domicilio) sussiste rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo: se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta, o altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o altrui incolumità e/o i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione”.

La disposizione si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata una attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

L’intento del legislatore era quello di tutelare i padroni di casa o esercenti attività commerciali più volte finiti sul banco degli imputati per essersi difesi, talora ai limiti se non oltre, la capacità scriminante dell’art. 52 del Codice Penale.

Perciò, ecco il riferimento all’art. 614 del Codice Penale, cioè quando si verifica una violazione di domicilio si ritiene più comprensibile che la vittima aggredita in casa o sul posto di lavoro possa reagire con maggiore veemenza.

In vero non si può parlare di una grande differenza tra la legittima difesa domiciliare di cui al comma 2° dell’art.52 del Codice Penale da quella tradizionale prevista dal 1° comma.

Difatti il 2 ° comma non deroga a tutti i requisiti del 1° comma dell’art 52 C.P. ma soltanto a quello della proporzione che viene presunta iuris et iure.

Mentre tutti gli altri requisiti devono sussistere l’offesa ingiusta , il pericolo attuale e soprattutto la necessità. Quest’ultima prevede che l’aggressore dovrà usare la reazione meno lesiva fra quelle idonee a sconfiggere il pericolo. Tuttavia nonostante l’innovazione legislativa non si potranno evitare i disagi causati all’aggredito dal risolvere l’iter processuale conseguente all’emergere di una situazione di legittima difesa. E’ evidente che in nessun caso si potrà prescindere da un accertamento concernente le concrete circostanze in cui si è svolto il fatto.

Avv. Cristiancesare Stefanucci